Riprendiamo e ripubblichiamo dal blog di Tertio Millennio – gruppo di giovani cattolici modenesi che si propone lo studio e la diffusione attiva e in chiave apologetica degli insegnamenti sociali della Chiesa Cattolica – il resoconto della dedicazione della sala conferenze della nuova sede di Alleanza Cattolica in Modena a Enzo Peserico. Chi era – chi è – Enzo Peserico? Una piccola risposta in questo intervento, a cura di Marika Giannetto.

 

Per chi non ha conosciuto Enzo Peserico la sua persona viene spesso nominata per il suo operato in Alleanza Cattolica. La sua immagine era quella di un uomo innamorato della Vergine, capace di dare ad ogni aspetto della sua vita un’ìmpronta cattolica e controrivoluzionaria, favorendo la nascita di ambienti, iniziative e relazioni di forte amicizia cristiana.

Enzo Peserico era soprattutto un marito, un padre, un fratello, ricordati dai parenti stretti e dai suoi amici il 13 Maggio 2012, ricorrenza della prima apparizione della Vergine Maria a Fatima, per la dedicazione a lui della sala conferenze della neonata sede di Modena. La giornata si è svolta in due sessioni, mattutina e pomeridiana, nella quale sono intervenuti Paride Casini, reggente regionale di Alleanza Cattolica per l’Emilia-Romagna; Sabrina Pagani, moglie di Enzo; Don Giovanni Poggiali, dell’Opus Mariae Matris Ecclesiae; Marco Invernizzi, reggente regionale di Alleanza Cattolica per il lombardo-veneto; Andrea Arnaldi, suo successore nella gestione della Comunità di Destino; Flavio Peserico, fratello maggiore, e Lorenzo Benassi, a capo del gruppo giovani di Tertio Millennio di Modena.

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Oggi le bacheche di tutte le persone sensibili e perbene si riempiranno di scritte e belle immagini contro la violenza, contro la discriminazione, a favore dell’amore, del rispetto, della tolleranza: l’Unione europea ha istituito ufficialmente per oggi, 17 maggio, la giornata internazionale contro l’omofobia.

Chiariamo i termini: se la giornata di oggi fosse pensata per combattere la paura nei confronti di ciò che è uguale, così come il termine “omofobia” suggerisce, mi accoderei volentieri anche io affermando che no, le persone uguali a me non sono spaventose, semplicemente mi starebbero un po’ antipatiche.

Se si intendesse unicamente condannare la violenza fisica o psicologica nei confronti di chi compie scelte personali discutibili, mi chiederei, perché alcuni vengono tutelati di più e altri di meno?, ma ancora mi starebbe bene: odiare una persona è sbagliato, è brutto, è una perdita di tempo per entrambi e non bisognerebbe mai farlo.

Ma il termine è fuorviante, perché per “omofobia” non si vuole intendere solo la violenza verso qualcuno, ma anche anche “un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all’omosessualità”*. Qui non si parla più del rispetto che è dovuto – a prescindere da qualsiasi altra cosa – ad una persona. Qui si dice: l’omosessualità va apprezzata con adeguati sentimenti, pensieri e comportamenti.

Presentare la questione in tali termini equivale a dire: omofobo è chi non pensa che l’omosessualità sia una cosa buona e bella. Pensi che la famiglia tradizionale, formata da un uomo e una donna che si uniscono in un vincolo indissolubile, sia un’istituzione vitale, unica nel suo genere e non sostituibile da surrogati quali coppie di fatto, di qualunque tipo esse siano? Allora sei un omofobo e in quanto tale la giornata di oggi è pensata per ricordarti quanto sei retrogrado, poco moderno, chiuso e limitato (in Rn, compatto**).

Nella lotta contro l’omofobia mi pare che non si tratti di difendere delle persone, quanto di affermare un’ideologia: l’ideologia secondo cui, in soldoni, “gay è bello”. Beh, se i termini sono questi, mi ritengo un fiero omofobo. Ma se mi sto sbagliando, se sto travisando il senso di questa giornata super-interpretando, è un vero peccato che io, ed altri come me, siamo esclusi per un qui-pro-quo linguistico da una tale nobile causa. Se l’intento è che tutti siano rispettati come persone, teniamo l’idea ed eliminiamo l’ambiguità: cambiamo questo brutto termine, così fuorviante.

Lottiamo insieme, per un principio di realtà e contro la discriminazione di chi è diverso: lottiamo insieme contro l’eterofobia.

Carlo Martinucci

* la definizione è di Wikipedia, dunque per ovvi motivi non può essere presa come riferimento ufficiale; dal momento però che la comunicazione si basa sul lato del ricevente, resta una fonte significativa della percezione del termine. Il testo europeo del 26 aprile 2007, nel quale si indice il 17 maggio di ogni anno quale Giornata internazionale contro l’omofobia, è meno esplicito sul punto, ma si rintracciano comunque passaggi emblematici, tra cui le ripetute condanne al governo polacco, reo di aver limitato la propaganda omosessuale nell’educazione scolastica, con le conseguenti minacce di sospendere l’erogazione di fondi. Avendo cinque minuti da perdere, ne consiglio la lettura integrale.

** Thanks to Heine-Borel.

 

Pubblichiamo questa riflessione, ripresa da PrecisaLente, in occasione dei nuovi sottotitoli italiani, realizzati da Lavinia Peserico e Federico Rosa con il contributo di Cristina Caimi, di un illuminante video di Povertycure.org che fa luce sul sistema degli aiuti umanitari.

Perché abbiamo sempre fatto la domanda sbagliata.
Perché è più facile avere un cuore per i poveri, che una testa.
Perché umanitario e umano non sono sinonimi.

Perché “io non sono parte del problema… io sono parte della soluzione!

“L’umanitarismo ci fa diventare arroganti, ci fa idealizzare le nostre intenzioni e i nostri comportamenti”
(da The dark side of virtue, di David Kennedy, professore di diritto ad Harvard)

Il Natale è alle porte e gli appelli alla generosità del nostro cuore si moltiplicano. Sfiancati dai preparativi, alla ricerca spasmodica di un nuovo desiderio da trovare incartato sotto l’albero, anche quest’anno ci permetteremo il lusso di sentirci più buoni. Incontrando gli occhi di un bambino che ci chiede aiuto dal volantino di qualche associazione umanitaria è il senso di colpa che ci assale, ci stringe alla gola e non ci abbandona fino a che non ce ne liberiamo alleggerendo quel portafoglio che all’improvviso appare scandalosamente pieno.

Ma vergogna e pietà non possono essere dei motivi validi per le nostre azioni: sono sentimenti al negativo che cercano, con un frettoloso imbarazzo, di trasformare i meno del mondo in più senza prendersi il tempo di farsi delle domande… e senza avere il coraggio di darsi delle risposte.

Il sistema degli aiuti umanitari non è solo un mondo formato da mille realtà diverse e complementari, ma è anche un’industria, con i suoi bilanci, entrate ed uscite, strategie di mercato e affari. E’ questa una verità spesso taciuta, o forse, più convenientemente, dimenticata. Per cercare di fare luce sul lato oscuro della virtù come propone David Kennedy, vi proponiamo anche questo articolo di Philip Gourevitch, tradotto e pubblicato su Internazionale del 10 dicembre 2010, che svela non solo l’inefficienza ma anche la realtà controproducente del sistema degli aiuti internazionali.

Atto d’Amore – Ada Negri

Posted: 29th aprile 2012 by Davide La Rosa in Riflessioni
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Non seppi dirti quant’io t’amo, Dio
nel quale credo, Dio che sei la vita
vivente, e quella già vissuta e quella
ch’è da viver più oltre: oltre i confini
dei mondi, e dove non esiste il tempo.
Non seppi; – ma a Te nulla occulto resta
di ciò che tace nel profondo. Ogni atto
di vita, in me, fu amore. Ed io credetti
fosse per l’uomo, o l’opera, o la patria
terrena, o i nati dal mio saldo ceppo,
o i fior, le piante, i frutti che dal sole
hanno sostanza, nutrimento e luce;
ma fu amore di Te, che in ogni cosa
e creatura sei presente. Ed ora
che ad uno ad uno caddero al mio fianco
i compagni di strada, e più sommesse
si fan le voci della terra, il tuo
Volto rifulge di splendor più forte
e la tua voce è cantico di gloria.
Or – Dio che sempre amai – t’amo sapendo
d’amarti; e l’ineffabile certezza
che tutto fu giustizia, anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male, tutto
per me Tu fosti e sei, mi fa tremante
d’una gioia più grande della morte.
Resta con me, poiché la sera scende
sulla mia casa, con misericordia
d’ombre e di stelle. Ch’io ti porga, al desco
umile, il poco pane e l’acqua pura
della mia povertà. Resta Tu solo
accanto a me tua serva; e nel silenzio
degli esseri, il mio cuore oda Te solo.

 

Ultimamente mi è capitato di leggere qualche strano articolo e qualche strano post riguardo a una questione sempre spinosa da trattare: la polemica tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X. O meglio, la polemica che la Fraternità San Pio X ritiene di avere con la Chiesa, e il tentativo da parte della Chiesa di ricucire i rapporti. Senza entrare nel merito della questione, mi ha stranito vedere come certe persone, che affermano di stare dalla parte del Pontefice, in realtà non fanno altro che dire “Vi prego, eretici sostenitori della fallibilità del Papa e dell’abbandono della Verità e della Fede da parte della Chiesa di Roma, ritornate in comunione con essa, in modo da poterla aiutare in questo suo momento buio!”. Tutto ciò farebbe sorridere, se non avesse del tragico e a tratti del Luterano; per il modo in cui si sta ponendo la polemica, chi oggi sventola la antica tradizione non mi sembra molto diverso da chi cinque secoli fa sventolava la Sacra Scrittura. Tutti sventolano cose in se stesse buone, ma mettendole in contrasto con l’unica vera custode di esse. Speriamo che costoro ritornino nella Chiesa! Sì, ma per il bene loro, non certo della Chiesa, che a sostenerla ha lo Spirito Santo e di sicuro non ha bisogno di altro.

 

La notte avanza, i compiti di matematica non sembrano diminuire minuto, dopo minuto, ora dopo ora. Dopo aver concluso una pagina sfogliare per giungere alla tortura successiva diventa un peso quasi insostenibile (neanche dallo speciale coktail caffè concentrato, pappa reale e latte e nesquik).
Sono alla folle ricerca di qualcosa che per lo meno possa distrarmi, dare una motivazione per rimanere sveglio, perché andare a dormire mai, quella sarebbe la vera sconfitta. Cerco speranzoso nella mia folta libreria musicale un pezzo che possa ispirarmi, ma niente; non reggono Oasis, Killers, Rem, Coldlay, Mumford, tutti uno dopo l’altro mi abbandonano senza placare la mia ricerca.

Ogni tanto capitano queste mistiche occasione per allargare i propri confini musicali, l’unica soluzione rimane l’ignoto di artisti sconosciuti, con la profonda speranza che abbiano scritto qualcosa per parlare di te con te, forse questo qualcosa aspettava solamente che tu fossi ancorato nel bel mezzo dello studio dei limiti per farsi scoprire. Youtube diventa lo scrigno dove con con la giusta combinazione posso recuperare il tesoro che so contenuto al suo interno, ma a questo punto il dubbio è cosa cercare.  Così scandagliando la mia memoria alla ricerca di qualche consiglio o suggerimento mi giunge alla mente un nome o meglio un soprannome, questo fantomatico Faber, suggerito con insistenza da molte parti ma da subito etichettato come “vecchioallacelentano”. E’ subito Amore. I libri di matematica giacciono abbandonati sulla scrivania, non sono più necessari, questa notte c’è qualcun’altro a farmi compagnia.
Decido così di approfondire la mia conoscenza su questo cantautore-poeta e con grande rammarico scopro la sue simpatie filo-anarchiche, la sua avversione alla Chiesa; come può un uomo così tanto lontano dalla mia concezione di Vita avere così tanto da comunicarmi (e per giunta così bene)?
Neanche a farlo apposta il giorno dopo, scampata l’interrogazione di mate, analizziamo l’”Infinito” di Leopardi. Chi più di lui aveva questo profondissimo, nobile e disperato impeto proprio dell’uomo di ricongiugersi a Dio? Di arrivare alla Verità prima? Di capire il perché delle cose? …ma anche lui aborrisce la fede e si rinchiude nelle triste mura di un sensismo-materialista.

Questi uomini sono solo due esempi di assoluti geni, persone che hanno tantissimo da comunicarci ma per diverse ragioni non riuscirono mai ad appagare la loro necessità di verità aderendo alla Chiesa. A partire da queste riflessioni io e il mio caro amico Lorenzo abbiamo deciso di proporvi una rubrica formata da una serie di pubblicazioni sul blog dove ogni volta analizzeremo un così detto ”mancato cristiano”, ammirando quello che hanno da dirci e cercando di capire cosa li ha portati al distacco dalla fede, scovando le conseguenze che questa scelta comporta.

 Sono assolutamente accolti suggerimento di ogni tipo e consigli, abbiamo già in mente qualche grande personaggio ma è davvero un lavoro di grandi dimensioni e il vostro aiuto o fedele popolo della rete ci farebbe molto comodo. Per qualsiasi e-mail di suggerimento potete inviare direttamente all’indirizzo di posta del blog.

 

Non è il nome di un’officina a conduzione familiare, ma una band inglese che ci ha deliziati e, ne siamo sicuri, continuerà a farlo, con il suo virtuoso rock folk. La ricchezza degli arpeggi e della varietà degli strumenti utilizzati è paragonabile solo alla profondità dei testi. Nel 2009 è uscito il primo album, Sigh no more, che ha riscosso ottimi consensi da parte di pubblico e stampa specializzata, soprattutto negli Stati Uniti. Ma la band capitanata dai polistrumentisti Marcus Mumford, Ben Lovett, Country Winston Marshall e Ted Dwane ci ha regalato un nuovo brano inedito intitolato “Ghosts that we knew” che dovrebbe far parte del loro secondo album in uscita nel 2012. Per ora, ecco un piccolo assaggio. Sarà il tempo, e il secondo album, a confermarmi o smentirmi, ma sembra che questi ragazzi abbiano ben chiaro da dove vengono e dove vogliono andare, come ci ricordano nel primo album:

And you have your choices
and these are what make man great
as ladder to the stars.
(“Timshel”, Sigh no more)

Costanza Albè

 

Preparando il Triduo pasquale in parrocchia ci siamo ritrovati, tra “liturgisti”, a lamentarci della palese ignoranza della simbologia dei riti connessi alla Settimana Santa anche tra i credenti praticanti. E’ noto l’adagio di mons. Luigi Manganini, arciprete del Duomo di Milano: «Osservando gli orari della Settimana Santa di diverse comunità balza subito all’occhio che il Sacro Triduo Pasquale è sciolto in diverse iniziative, tra le quali non primeggia certamente la Veglia pasquale, ma la Via Crucis del Venerdì Santo per le vie della parrocchia».

I riti della Settimana Santa si prestano bene ad educare i fedeli ad una pietà più soda, cristocentrica, ed armonizzata coi tempi della liturgia. Spingono a questo i ritmi incalzanti di giornate scandite dalle funzioni liturgiche, che avvengono agli orari canonici dei momenti chiave della Passione di Cristo. Tuttavia, spesso i fedeli ignorano anche la simbologia di ciò che è connesso alla Pasqua, ma non è strettamente liturgico, per esempio dei dolci che porteranno a tavola la domenica della Risurrezione.

Prendiamo ad esempio la colomba: pochi sanno che è un dolce originario di Milano, ma meno ancora la connettono alla liturgia. La leggenda vuole che la colomba sia stata offerta al re longobardo Alboino come riscatto per una serie di fanciulle, catturate dai suoi sgherri affinché gli permettessero di festeggiare la notte di Pasqua in un certo modo… In realtà la colomba si riferisce ad un brano biblico ben preciso, quello dell’arca di Noè (Genesi capp. 6-7-8), che, per i paleoritualisti come me (cioè affezionati al Messale e al Lezionario Ambrosiano del 1976), veniva letto alla mattina del Sabato Santo, mentre il nuovo Lezionario l’ha spostato al Venerdì Santo sera (Celebrazione della Deposizione del Signore dalla Croce).

Come è noto, Noè liberò una colomba per capire se l’arca poteva finalmente approdare sulla terraferma. Quando essa tornò con un ramo d’ulivo nel becco, il patriarca fu ben felice di gettare l’ancora. Un sacrificio, sovrastato dall’arcobaleno, segnò la pace fatta tra Dio e gli uomini. Mai più il Padre celeste avrebbe affogato le sue creature, ma avrebbe ridato avvio al piano della Salvezza, che culmina proprio con Cristo crocifisso e risorto.

L’arca è simbolo della Chiesa, che salva gli uomini tramite il Battesimo, Sacramento per eccellenza della Veglia pasquale, immettendoli nella vita nuova di Cristo. Con la Croce riporta il creato alla bellezza originale voluta da Dio, prima che l’uomo, col peccato originale, vi insinuasse il male e quindi la morte. Quando mangiamo la colomba, affermiamo quindi che Cristo ha ristabilito nel suo sangue l’antica alleanza tra Dio e l’uomo.

Le fanciulle possono dormire sonni tranquilli: ad Alboino e alla sua discendenza ci ha pensato Carlo Magno in quel di Susa. E’ significativo che Manzoni dia ad Adelchi, figlio dell’ultimo re longobardo, un profilo “cristico”: il principe, innocente delle colpe della sua gente ed integerrimo servitore del padre Desiderio, riscatta in extremis la dinastia con una morte valorosa in battaglia.

Non solo la colomba, ma anche l’uovo, di cioccolato o meno, ha una simbologia marcatamente liturgica. L’uovo di per sé significa pienezza: Cristo riacquista la pienezza della vita. Non solo: l’uovo è immagine delle pareti del sepolcro, che si schiudono lasciando uscire il pulcino-Cristo (Pie Pelicane, Iesu Domine…).

Curiosità storica. Lo zar di Russia si faceva portare ogni mattino di Pasqua un uovo in pietre preziose, fabbricato dai migliori orefici di S. Pietroburgo, con sopra immagini sacre e le immancabili aquile bicipiti del casato Romanov. La tradizione si è ovviamente interrotta con la Rivoluzione del 1917, ma le celebri uova Fabergé rimangono sontuosamente a testimoniarla.

Michele Brambilla

Amore ed eternita’ – Andrea Annunziata

Posted: 10th marzo 2012 by Carlo Martinucci in Riflessioni
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Se è vero che il matrimonio è o dovrebbe essere frutto di un amore eterno, è vero che il suo massimo splendore lo otterrà nell’eternità del Paradiso.

Infatti si interpreta erroneamente il “fin che morte non ci separi” come la data di scadenza di un prodotto deperibile, oltre la quale ognuno è per sé e Dio per tutti.

In realtà anche in Paradiso si verrà identificati come il marito o la moglie del proprio partner poiché ogni anima porta in se stessa la storia della vita passata sulla terra e così san Giuseppe, per esempio, resterà per sempre lo sposo di Maria.

A modificarsi sarà la condizione del corpo e dello spirito poiché non vi sarà più gioia e dolore, salute e malattia bensì solo gioia e salute in quanto Dio, sommo bene, sarà tutto in tutti.

Proprio per questo l’amato sarà trasfigurato nella sua massima espressione di bellezza fisica e spirituale di cui i coniugi saranno spettatori privilegiati e di cui condivideranno l’estasi.

Il partner diventerà perfetta immagine e somiglianza di Dio, splendidamente il beato Giovanni Paolo II lo faceva notare nella sua opera teatrale “La bottega dell’orefice” quando fa affermare ad Adamo: ‎«Nel volto dello Sposo ognuno di noi ritrova i lineamenti di tutti quelli che abbiamo amato su questa sponda della nostra vita, della nostra esistenza. Tutti si ritrovano in Lui»; quello che sulla terra è intuibile sulla bontà della persona, sulle sue qualità umane e spirituali, nel Paradiso diventerà chiaro, cristallino, luminoso. La Verità risplenderà in lui/lei.

Del matrimonio cadranno i vincoli quali i doveri di procreazione ed assistenza reciproca poiché in Paradiso tutto è Vita.

Resterà solo l’amore donato e condiviso, resterà l’unione dei cuori e delle anime legate da Dio attraverso il sacramento matrimoniale, lo faceva notare sempre il beato Giovanni Paolo II nella già citata opera quando sempre Adamo afferma: ‎«Oh, Anna, come posso persuaderti che al di là di tutti questi amori che ci riempiono la vita – c’è l’Amore».

Ecco quindi da dove prende origine e dove tende un amore eterno, ecco dove amare ed innamorarsi saranno la stessa cosa.

Per questo risulta importante imparare ad amare in modo corretto sin d’ora sulla terra, poiché come ci dice il Vangelo di Matteo, saremo giudicati sull’Amore.

Andrea Annunziata

A Gesu’ con Maria – Marco Savoia

Posted: 9th marzo 2012 by Carlo Martinucci in Riflessioni, Video
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«Dio riunì tutte le acque e le chiamò mare,
riunì tutte le grazie e le chiamò Maria
».
Sant’Antonino

Cari amici, vi propongo con gioia questo meraviglioso canto rivolto a Maria Vergine.
Se da un lato bella è la musica e la composizione (opera di Mons. Marco Frisina) ancora più il testo; questo canto infatti, meglio sarebbe dire “questa preghiera”, raccoglie alcuni tra le più belle espressioni rivolte alla Madre di Dio dai Padri della Chiesa; sono parole straordinarie.

Maria, nostra Madre nell’ordine della grazie, è per eccellenza la Tutta Bella, la Tutta Santa. Rivolgiamoci a Lei con la sua stessa forza e dolcezza. Maria Santissima brilla innanzi al peregrinante Popolo di Dio come segno di speranza, «tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio», in attesa della gloriosa venuta del Salvatore.

Marco Savoia

Salve dolce Vergine, dall’album “Non Temere“, 1987

Salve, o dolce Vergine,
salve, o dolce Madre,
in Te esulta tutta la terra
e i cori degli angeli.

Tempio santo del Signore,
gloria delle vergini,
Tu giardino del Paradiso,
soavissimo fiore.

Tu sei trono altissimo,
Tu altar purissimo,
in Te esulta, o piena di grazia,
tutta la creazione.

Paradiso mistico,
fonte sigillata,
il Signore in Te germoglia
l’albero della vita.

O Sovrana semplice,
o Potente umile,
apri a noi le porte del cielo,
dona a noi la luce.