Stella ha sedici anni e studia al liceo. In primavera sua cugina Simona si sposerà e proprio oggi l’accompagna ad una delle prove del vestito da sposa. Si guarda attorno, il posto è strano: mille abiti bianchi in file ordinate, rasi, pizzi, balze, seta, organza, fiocchi.. e tantissime scarpe con fiori, strass, tacchi alti…
Stella non capisce: dove è finita? Tanti vestiti e accessori che verranno usati solo per l’arco di una giornata, per poi essere messi in un angolo, dimenticati. E verranno anche dimenticate le emozioni, i sentimenti e le motivazioni che hanno spinto sua cugina e il suo fidanzato a questo grande passo. Presto non si ameranno più e si lasceranno. Simona indossa il suo vestito, infila le scarpe, le sistemano il velo tra i capelli. Mentre si guarda allo specchio un’ondata di emozioni l’avvolgono, inizia a sentire il gioioso nervosismo che proverà camminando fino all’altare, il timido compiacimento di essere guardata beatamente dal suo sposo. I suoi occhi sembrano brillare nello sfavillio del bianco puro che la circonda. Simona guarda Stella e le racconta, le spiega: «Stella sorridi! Questa è pura gioia! Il bianco rappresenta la purezza, il bianco è gioia! Non capisci Stella? Quel giorno sarà solo di Amore, di Dio…».
Simona va avanti per lungo tempo e Stella ascolta e comprende. La promessa che i due sposi faranno sarà per tutta la vita, per l’eternità, e sarà così non solo perché prometteranno davanti a Dio, ma perché vivranno in comunione con Lui per sempre. Se mai dovessero cadere, sbagliare, saranno insieme e insieme si ricongiungeranno alla Vita, alla Verità. Il bianco dell’abito di Simona non è solamente un colore, è la Fortezza di tutto ciò che lei e il fidanzato hanno costruito e che costruiranno. Bianco è il colore di Dio e bianche saranno le rose…
Stella torna a casa, piena di gioia. Ha riscoperto la Bellezza. Ha capito come trovare serenità nel suo cuore, come trovare consolazione, aiuto e gioia in ogni prova ed avversità. Bianca è la fresia che sua cugina le ha dato, di fresie sarà il suo bouquet, il profumo è dolce… come dire… puro!
Bianco è il foglio che Stella ha davanti a sé. E comincia a scrivere: «Stella ha sedici anni e studia al liceo…»
Marika Giannetto




Cinzia e Mimmo, due giovani legati da un delicatissimo profondo sentimento di amore sponsale.
Giornate discrete si alternavano a crisi lunghe, violente, in cui la febbre saliva a vertici preoccupanti. Vicino a Natale occorreva scrivere ai principali benefattori. Ci pensò don Rua. Ma don Viglietti, che faceva da segretario e da infermiere a don Bosco, gli suggerì:
Il rapporto fra bene e male, la tensione fra reale e virtuale, l’esorcizzare la morte in infinite ripetizioni e tentativi di vita: sono solo alcuni degli spunti offerti dal mondo dei videogiochi, incubatori di domande e risposte dal sapore filosofico.
Primo scenario. Sto giocando a Grand Thieft San Andreas, il mio alter ego nel gioco è un criminale appena uscito di prigione e la missione che deve compiere è una rapina per portare a termine la quale dovrà uccidere un numero spropositato di persone. Come mi comporto? A ben vedere qui posso fare riferimento a due modi molto diversi di intendere cosa è bene. Se faccio prevalere il modello del gruppo, ovvero se per me è bene ciò che viene ritenuto tale all’interno di un determinato gruppo sociale o di una certa cultura, per me che sono un criminale è bene compiere la mia missione, costi quel che costi. Diverso è se, invece, ritengo che il bene sia qualcosa di più generale, che trascende quello che una determinata cultura può pensare; allora dovrei farmi prendere dal dubbio, chiedermi se sia giusto giocare secondo le regole cui mi viene chiesto di adeguarmi. Come si capisce, giocando a Grand Thieft, sullo sfondo tengo il convenzionalismo etico e l’etica tradizionale, mi abituo a decidere come se le azioni ricevessero valore dal loro contesto (e dal consensus hominum in quel contesto) o dal riferimento a un più generale ordine della cose.
Terso scenario. In Operation Flashpoint, sono un soldato dell’esercito americano al fronte. Sperimentiamo la noia e la sospensione del tempo, aspettando da un momento all’altro un attacco nemico, dovendo obbedire a un comandante che non si preoccupa di me e dei miei compagni. In gioco qui vi è uno stereotipo molto resistente della cultura maschile: ovvero la possibilità di vedere in modo romantico la guerra, come occasione per atti di eroismo, spazio di esercizio della forza, celebrazione del valore del pericolo («la guerra è bella anche se fa male», come cantava De Gregori). Nel videogioco in questione la mia identità proiettiva è portata a immedesimarsi con i soldati al fronte, a sperimentare tutto ciò che rende la loro condizione assolutamente poco romantica e per nulla desiderabile. Di più. Provando cosa si prova al fronte, maturo la sensibilità sufficiente a capire anche ciò che verosimilmente prova un soldato nel campo avverso. Mentre smonto i miei modelli culturali, il videogioco mi abitua a sviluppare il “pensiero posizionale”, come lo chiama Martha Nussbaum, e cioè la capacità di mettermi nei panni degli altri, di guardare il mondo dal loro punto di vista.
E’ indubbio che la comunità Cristiana di Corinto diede a San Paolo non pochi problemi, anzi. Per accorgersene basta leggere le due lettere che l’Apostolo le inviò, lettere che sono inserite nella Sacra Scrittura in quanto parola di Dio. Sono pagine bellissime, appassionate, ricche di un amore forte e tenero allo stesso tempo. San Paolo ama molto Corinto, al punto di dire: “Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina”(2 Cor 11,2).
volevamo condividere con voi una piccola grande gioia nata dal riconoscimento dato alla vostra umilissima rivista dall’emittente cattolica Radio Maria. Infatti il pomeriggio di sabato 14 gennaio 2012, durante la trasmissione “Educhiamo la famiglia” di Medua Dedè, incentrata sul tema – a noi di Cuore d’Europa molto caro – dell’amore casto, la presentatrice ha scelto di leggere un estratto dall’articolo “Decalogo per l’uomo che ama” scritto dal nostro amico Carlo Martinucci e pubblicato sull’ultimo numero di Cuore d’Europa. Oltre ad esprimere il suo apprezzamento per la pubblicazione, cosa per la quale la ringraziamo di cuore, la signora Medua ha anche sottolineato più volte come, sebbene il linguaggio sia più “terra terra” rispetto a quello solitamente fruito dal pubblico dei radioascoltatori di Radio Maria, questo modo schietto e giovanile che affrontare temi importanti e decisivi per la vita dell’uomo sia in realtà molto efficace per riavvicinare proprio i più giovani a quella verità che dà vero sapore all’esistenza. Essendo questo l’obiettivo principale che Cuore d’Europa si è posta sin dalla fondazione non possiamo che essere entusiasti di questo piccolo ma significativo apprezzamento.
Col 6 gennaio 2012 si sono toccati i 600 anni dalla nascita di Giovanna d’Arco (1412-31), figura chiave della Storia francese perchè, con la sua ventata d’entusiasmo, diede una brusca sterzata alla guerra dei Cent’anni (1337-1453), che fino ad allora era condotta dagli inglesi, facendo incoronare Carlo VII (1431-61) a Reims e lambendo le mura stesse di Parigi, saldamente in mani britanniche.
Mei Li abita a Pechino. John è di Londra, turista in Cina. I due si sono innamorati e stanno così bene da non avere bisogno di parlare per essere felici. Sentono poi il desiderio di comunicarsi il loro sentimento. “I love you, Mei Li”. Mei Li non risponde e non dà mostra di aver capito. John prova a ripetere la frase per qualche giorno, sperando che la ragazza dia un segnale positivo. E’ piuttosto stupito e in seguito amareggiato dal comportamento di lei, tanto che comincia a interrogarsi sulla sincerità del loro rapporto. Negli stessi giorni a Mei Li è venuta la stessa idea e comunica i suoi sentimenti a John: “Wò ài nì, John!”. Il suo entusiasmo svanisce accorgendosi che il ragazzo sembra non apprezzare il suo sforzo di aprire il proprio cuore, anzi, sembra non accorgersene affatto.
Quando penso ai gesti di servizio mi viene in mente cucinare, stirare, lavare i piatti, tagliare l’erba,…tutte cose che due fidanzati non sono ancora chiamati a fare. Non hanno ancora una casa in comune da curare e tenere in ordine. Quindi? Ciò che i fidanzati posso allora compiere come gesto di servizio è curare, abbellire e tenere in ordine il proprio corpo. Dalla saponetta alla maglietta preferita da lei, dal trucco alla felpa che non sembri abitata dalle tarme. Ma ci possiamo sbizzarrire a pensare diversi gesti di servizio che possano far piacere all’altro. Ad esempio, offrire un passaggio con la propria macchina, accompagnare o andare a prendere l’altro a scuola. Ma anche semplicemente aprire una porta, cedere il posto. Potremmo anche aiutare a preparare una festa, prendendoci noi alcune incombenze. Se richiesto, anche un aiuto nei compiti può essere un gesto d’amore. L’importante è che lo spirito con cui lo facciamo sia positivo, anche quando non ne abbiamo la minima voglia.