Mimmo e Cinzia Armiento sono due giovani sposi che per professione sono psicologi.

Attraverso questo libro (non in commercio) hanno voluto testimoniare il loro cammino sponsale. Partendo dalla loro esperienza e da quella di loro amici, hanno scelto di guidare il lettore a riflettere su quale via al rapporto di coppia sia da scegliere e quale evitare, posto che se anche il rapporto è iniziato per una strada senza futuro è sempre possibile decidersi per la responsabilità.

Il libro inizia con un messaggio chiaro: Dio Amore ci chiama. Una chiamata che mette paura, ma che non ci vede soli, Dio è con noi! (Is 43, 1-5)

E’ una via piena di GIOIA, PACE ed AMORE (gli autori lo scrivono proprio tutto in maiuscolo e mi piace riportarli allo stesso modo qui). Il libro è una testimonianza di felicità nell’amore sponsale fondato sulla roccia di Cristo Amore.

C’è un presupposto: tutti gli uomini desiderano essere felici, ma nella vita spesso si fanno scelte che portano all’infelicità. Questo succede perché non sanno chi sono e dove tendere lo sguardo. Da credenti possiamo guardare con fiducia alla Bibbia ed alla Genesi. Uomo e donna sono creature ad immagine e somiglianza di Dio che devono vivere in comunione d’amore con Dio sia come singole creature sia come coppia. In questa singolare addizione 1+1=3 l’uomo trova la felicità. La coppia umana è felice. Il peccato entra nella relazione quando l’uomo sceglie l’illusione di poter essere felice da solo, quando presume di sapere cosa gli occorre per stare bene. Una volta concesso al peccato di dividere l’uomo da Dio, l’uomo ha cominciato a temere Dio e quindi l’Amore; ha iniziato a scegliere il peccato, a mancare il bersaglio deliberatamente.

Cristo risorgendo ha vinto la Morte con l’Amore e ci indica la via (Gv 15, 9-13). Questo amore è salvifico, riempie di Gioia la vita ed è Pienezza ovvero rende Felici e Sazia perché è Epifania del Signore, è scala per il Paradiso ed anticipazione stessa del Regno dei Cieli.

Il Paradiso non è uno scalino più su dell’Amore! La santità non è uno scalino più su! L’Amore non è un mezzo per arrivare alla santità o alla felicità o a Dio stesso. L’Amore è già fine a se stesso. Perché è già felicità. E’ già santità. E’ già partecipazione alla natura di Dio; è già visione di Dio”. (pag. 33)

L’incontro con il proprio partner è quindi potenzialmente qualcosa di sublime. Ma per quale strada incontrarsi?

La prima via è quella dell’istinto sessuale.

E’ pura attrazione fisica, nell’altro è amato il corpo come oggetto di soddisfazione di desideri sessuali. Non vi è un incontro tra le due persone in quanto è una relazione di dominio e di violenza. Il partner è usato ai propri fini, violentato nella sua unicità, nella sua persona. In questo caso il rapporto non ha futuro e finisce nel momento stesso in cui viene soddisfatto il desiderio sessuale. Il dopo è un rapporto vissuto in un odio irrazionale e feroce, si toglie cioè la maschera mostrando la sua reale natura:

- invidia per ciò che l’altro aveva e mi serviva (bel corpo)

- aggressione: mi prendo a tutti i costi ciò che voglio

- violenza: non mi interesso della sua libertà, del fatto che è una persona

- distruttiva: ti invidio e ti distruggo

La condanna qui non è alla sessualità in quanto tale, parte imprescindibile di un rapporto matrimoniale e duraturo, ma a quella sessualità che è fine ultimo di un rapporto amoroso.

La seconda via è quella che erroneamente viene creduta la via d’accesso al vero amore: l’innamoramento, dove la logica è quella del cuore. E’ un’attrazione misteriosa e spontanea, un sentimento imperioso. E’ esperienza del “non posso vivere senza te”. L’altro viene idealizzato, tutto è buono, non vi sono difetti. Ma tale uso della mente è definito in psicanalisi “posizione psicoparoidea” dove il bene sta tutto da una parte ed il male tutto dall’altra ed è comune negli adolescenti innamorati.

L’incontro tra l’Io ed il Tu anche in questo caso non avviene perché il Tu è idealizzato, fittizio; vi è un’attrazione inconscia e non una scelta razionale. Lo scopo esplicito dell’incontro è un “vissero tutti felici e contenti”, quello non riconosciuto è di ricercare se stessi, la propria autostima, il proprio valore, la propria identità.

L’altro è un alter-ego per cui provare un legame, un sentimento costante, in lui/lei amo ciò che mi è simile. Si va a creare una fusione in cui le due persone vivono un rapporto fatto di:

- possessività gelosa e soffocante

- dipendenza totale dall’altro

- mancanza di rispetto dell’altro nella sua libertà ed unicità (dobbiamo stare insieme, fare le stesse cose, avere le stesse idee, etc.)

- ipercontrollo del partner e manipolazione tirannica

Il senso di estasi è peraltro effimero in quanto alle prime difficoltà/disillusioni l’innamorato precipita in un deserto di solitudine, angoscia e disperazione. Nella fusione dell’innamoramento si succhia la vita all’altro anziché donarla, non si accetta la libertà e la separazione che permettono lo sviluppo di una propria identità distinta dalla/nella coppia. Essendo anche questo un vicolo cieco si giunge ad un bivio quando il sentimento scompare:

- ci si lascia

- si percorre la via della maturità

L’amore da infatuazione non basta, non è ancora vero amore in quanto non si vede la persona amata per quello che è nei pregi e nei difetti.

Vi è, poi, la terza via quella giusta, quella dell’amore maturo. Che gli autori introducono con interventi di amici per farci capire le dinamiche, ecco alcuni brevi spezzoni:

Marco: “La conoscevo da tempo. Ma quella sera ho sentito qualcosa che non riesco a descrivere (…) non si può dire che ne ero cotto, mi sentivo lucido, presente a me stesso (…) Non so come mi sono sentito capace di attendere, di rifletterci su (…)”

Concetta “Sentivo che stava invadendo la mia privacy. In realtà non mi sentivo pronta ad intraprendere una relazione che non avevo voluto e deciso io (…) Incominciai a considerare che dopotutto Maurizio era un bravissimo ragazzo che mi sarebbe risultato difficile trovarne uno simile ai giorni nostri (…) Mi accorsi che mi faceva piacere stare con lui (…) decisi allora di buttarmi solo così avrei ottenuto conferma ai miei sentimenti” (pagg.87 e sgg.)

Chi sceglie questa via vuole crescere. Ha bisogno di progettare un futuro, di impegnarsi e nel matrimonio vede la sicurezza dal punto di vista affettivo ma anche un modo per realizzarsi come uomo/donna. Il legame è quindi stabile e duraturo.

Si cerca un partner che sia alla pari, maturo, intelligente con cui condividere i valori e gli ideali; una persona che si ami e che sappia amare. Vi è un incontro che generalmente avviene nella cerchia degli amici, raramente è uno sconosciuto (cosa invece tipica nell’innamoramento).

Vi è un’intuizione pervasa da lucidità, concretezza e realismo ed una sensazione di libertà e serenità interiore data da una scelta compiuta dopo una valutazione critica. “Rispetto al progetto lui/lei va bene?” e’ il progetto che determina l’incontro! Mentre si comincia a frequentarsi ci si soppesa ed il “sì” del cuore diviene un “sì” graduale alle emozioni, al sentimento, ai sogni di vita insieme ed alle fantasie sessuali.

E’ un legame che coinvolge tutta la persona; non è un calcolo freddo, è un giocarsi tutta la vita. Chi corteggia prova paura perché nell’altro si vedono i difetti che minano le certezze. Amore è quindi donarsi con coraggio.

Chi è corteggiata (ma può essere anche un uomo ad essere corteggiato) è questo il momento di giocarsi la vita, sicurezze non se ne trovano guardandosi dentro. Spinte nemmeno. Con coraggio e responsabilità si dice sì all’amore.

Se c’è il rifiuto? Lo si accetta, l’amore non si svende e rispetta l’altro. E’ l’altro che sceglie di non essere felice e co-artefice di un bellissimo progetto! In questo amore maturo:

- non c’è infatuazione (l’altro non è perfetto)

- non c’è fusione (la relazione è paritaria)

- si incontra una persona normalissima

- io sono tutto me stesso con i miei valori, idee, etc.

- l’amore è una scelta non un bisogno, è via della libertà e della ragione

Il consiglio degli autori è quindi questo: “prima ama, impegnati vedrai che dopo non smetterai più di amare”.

Infine vi è una quarta via, la via della Fede.

E’ una via profetica, in essa ci si vede proiettati davanti alla scelta in modo freddo e razionale e non vi è il tempo di meditarci sopra. Bisogna buttarsi, fidarsi di Dio. “O accetti per fede, o dici no, per paura!” (pag.103)

E’ un amore ricevuto per grazia e che con grazia si dona. E’ un amore senza condizioni, che non chiede nulla in cambio. Vuole solo il bene dell’altro. Ama sempre perché si basa sullo Spirito. Ama rispettando la libertà altrui. Vede tutto il bene dell’altro senza idealizzarlo e sa far fiorire il bene che vede.

Il libro è pervaso da una gioia e da un amore che si toccano con mano. Una vera testimonianza!

Andrea Annunziata

  1. vit scrive:

    come faccio a leggere il libro di Mimmo e Cinzia Armiento?

    • Ne pubblicheremo sicuramente almeno alcuni pezzi sul blog, nel corso dei prossimi mesi, se non addirittura la totalità. Altrimenti, può contattare direttamente i frati all’indirizzo email corsifratiassisi (chiocciola) gmail (punto) com