Cuore d’Europa: giovani e cultura

Posted: 13th maggio 2011 by Carlo Martinucci in Interventi
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Pubblichiamo il breve intervento tenuto da Carlo Martinucci in occasione della presentazione del giornale Cuore d’Europa
all’interno della tavola rotonda organizzata dall’AESPI (Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante) dal tema “Giovani e cultura”, svolta nella sede dell’associazione il 12 maggio 2011 ed inserita all’interno della settimana “Primavera di Cultura 2011, giovani – il futuro” promossa della arcidiocesi di Milano.

 

Perché il nostro giornale si chiama Cuore d’Europa?
Spesso di questi tempi il cuore viene confusamente identificato in modo molle, come la sede dei sentimenti passeggeri. Noi non lo intendiamo così, non l’abbiamo scelto per richiamare l’emozione di un momento, non è l’emblema delle persone incostanti o il simbolo di qualcosa che oggi c’è e domani non si sa. Il nostro cuore è un cuore crociato, un cuore che ama e che combatte per quello che ama. In particolare: l’Europa. L’Europa di oggi è gravemente malata, e possiamo identificare quattro tappe emblematiche successive, parti di un’unica malattia: la rivoluzione protestante, la rivoluzione francese, la rivoluzione comunista e il movimento del ’68. Eppure, nonostante questi elementi storici ma che ancora oggi sono presenti in modo molto problematico, facciamo nostre le parole che lo scrittore cattolico Gilbert Keith Chesterton (1874 — 1936) riferiva alla patria: “quando si ama qualcosa, la sua gioia è una ragione per amarla e la sua tristezza è una ragione per amarla di più” (Ortodossia). Noi amiamo l’Europa e l’Europa ha significato perché è cristiana, e l’Europa di domani o sarà cristiana oppure non sarà.
Possiamo intendere il cuore anche come il centro, come l’organo che da vita, che sostiene e pulsa. Noi vogliamo andare al cuore della nostra Europa. Il fatto è che il cristianesimo non è e non può essere una questione meramente privata, ma ha una dimensione pubblica e si incarna in una cultura. Solo questo secondo noi può sostenere la nostra società europea.
Noi vogliamo che l’Europa resti viva, e per questo ci rifacciamo a quello che il beato Giovanni Paolo II, che ci è molto caro, ha chiamato nuova evangelizzazione. Uno sforzo cioè che non sia rivolto verso delle fantomatiche persone lontane o sconosciute, ma che sia in primo luogo in Europa, vale a dire in casa, a scuola, tra gli amici, cioè negli ambienti ora spesso scristianizzati in cui ciascuno si trova quotidianamente a vivere. Ci rendiamo conto che c’è bisogno di un modo nuovo per esprimere e ricordare delle verità antichissime.
Viene in mente quanto scriveva, sempre Chesterton, nel suo libro Ortodossia: “Ho cercato, come tutti i giovani che si rispettino, di precorrere i tempi. Come loro, ho cercato di essere una decina di minuti in anticipo sulla verità. E ho scoperto di essere ottocento anni indietro. Ho alzato la voce per esprimere le mie verità con esasperazione dolorosamente giovanile. E sono stato punito nel modo più appropriato e comico, perché ho conservato le mie verità ma ho scoperto non che non fossero verità, ma semplicemente che non erano le mie. Quando immaginavo di stare in piedi da solo, in realtà mi trovavo nella ridicola posizione di essere sorretto dall’intera cristianità”.
Questo mi sembra che possa rappresentare bene quella che è la nostra idea sulla cultura: recuperare un’eredità millennaria e farla nostra con le parole, il linguaggio, le modalità di oggi. Non si tratta solo di usare i moderni strumenti di comunicazione (dai blog, alle email, ai social network), ma soprattutto di dire queste cose vere e buone in un modo bello, invitante, e soprattutto comprensibile ai nostri coetanei, alle persone del nostro tempo.
Si tratta forse di fare come i santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, che nella loro opera di evangelizzazione hanno trovato qualcosa di più che delle nuove parole o di un un nuovo linguaggio, ma addirittura sono arrivati ad inventare un alfabeto.
Cuore d’Europa è un giornale, ma dietro c’è di più. L’azione è sostenuta dal fatto che c’è una prospettiva di vita, c’è un senso, c’è la consapevolezza che l’impegno che dobbiamo prenderci non si esaurisce nel pubblicare un giornale, ma è in definitiva una vocazione: è la chiamata ad essere luce del mondo e il sale della terra (cfr. Mt 5, 13-14), sapendo che non siamo soli, perché Dio ci sostiene ed è lui che opera in noi. E consapevoli che c’è una grande speranza, perché, parafrasando le parole di santa Caterina da Siena, copatrona d’Italia, se saremo quello che dobbiamo essere metteremo fuoco in tutto il mondo (cfr. Lettera CCCLXVIII a Corrado Maconi).

Carlo Martinucci
  1. [...] Quali sono le indicazioni per la realizzazione? Il logo deve essere presentato in formato digitale, in ottima qualità per poter essere trasmesso nitido su carta stampata e deve essere a colori. Oltre al logo è richiesta anche una bella scritta “Cuore d’Europa” da poter accostare al vostro logo sulla copertina del giornale! Gli elementi indispensabili? Ovviamente il Sacro Cuore e qualcosa che rimandi all’Europa. Oltre a queste semplici indicazioni non c’è nessun vincolo alla vostra fantasia se non una coerenza col nome e lo spirito della rivista. Riprendendo le parole di Carlo Martinucci durante la presentazione all’AESPI: [...]

  2. [...] Quali sono le indicazioni per la realizzazione? Il logo deve essere presentato in ottima qualità per poter essere trasmesso nitido su carta stampata e deve essere a colori. Oltre al logo è richiesta anche una bella scritta “Cuore d’Europa” da poter accostare al vostro logo sulla copertina del giornale! Gli elementi indispensabili? Ovviamente il Sacro Cuore e qualcosa che rimandi all’Europa. Oltre a queste semplici indicazioni non c’è nessun vincolo alla vostra fantasia se non una coerenza col nome e lo spirito della rivista. Riprendendo le parole di Carlo Martinucci durante la presentazione all’AESPI: [...]

  3. Miky scrive:

    Serata stroardinaria. E grandi ideali spendibili nel mondo di oggi.