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In questa sezione sono stati inseriti i commenti ai testi, trattati durante i nostri incontri, non inerenti al cammino svolto sul testo "Le lettere di Berlicche" di C.S. Lewis. I testi originali affrontati sono disponibili nella sezione "Download" del sito. 1. "Nuove tecnologie, nuove relazioni", Benedetto XVI (commento a cura di Chiara Negrelli) 2. L'omicidio di Eluana Englaro (commento a cura di Maria Reniero) 3. Giampaolo Barra, "La veridicità storica dei Vangeli" (commento a cura di Chiara Negrelli) - 20 novembre 2009 Clicca sulla titolo del testo per leggere il commento.
1."Nuove tecnologie, nuove relazioni", Benedetto XVI (commento a cura di Chiara Negrelli) Lo scorso incontro, abbiamo commentato la lettera di Papa Benedetto XVI che tratta il tema delle “nuove tecnologie”. Il messaggio su cui abbiamo lavorato maggiormente è quello trasmesso ai giovani (in particolare quelli Cristiani): il compito di testimoniare il Vangelo di Cristo all’interno di questo “continente digitale”. Ci siamo resi conto che non è semplice perché siamo “minoranza” e molte volte capita che, nel momento in cui si dice ciò che realmente si pensa, le persone smettano di considerarci. Ma questo non deve diventare un alibi per la non evangelizzazione. All’interno del compito che ci viene affidato, è contenuta la responsabilità che ciascuno ha di comunicare il vero, il bene e il bello, cioè il grande valore e l’importanza della vita. Grazie ai nuovi media, si è aperta la possibilità di instaurare un dialogo con persone che appartengono a paesi, culture e religioni diverse. È un modo molto efficace per avere un confronto immediato; ovviamente però bisogna essere prudenti ed evitare di isolarsi instaurando solamente rapporti virtuali senza considerare l’importanza della relazione “faccia a faccia”. L’amicizia infatti è un grande bene umano e non va considerato fine a se stesso; tramite le amicizie, cresciamo e riusciamo a metterci al sevizio degli altri. Quindi, le nuove tecnologie, hanno permesso di dialogare con persone diverse da noi e devono essere utilizzate nel modo migliore: per trasmettere il messaggio di Cristo.
L'omicidio di Eluana Englaro (a cura di Maria Reniero)
La morte di Eluana Englaro può essere considerata omicidio? Che potere ha l’uomo sulla vita di un essere umano? Erano certi che Eluana Englaro non avrebbe sofferto senza acqua né cibo? Eluana non era morta e non viveva grazie a delle macchine che la tenevano in vita: le sue funzioni vitali funzionavano perfettamente. L’unica sua esigenza era quella di essere nutrita e accudita. Possiamo definire Eluana come un neonato con dimensioni più grandi; era una persona portatrice di un handicap grave. Cosa lei provasse, sentisse o capisse i medici e gli esperti non hanno saputo spiegarlo con certezza. Quindi non erano neanche certi che se le avessero tolto acqua e cibo non avrebbe sofferto. Ma i medici, pur di portare a termine il loro scopo, han fatto credere alla gente che la sua sarebbe stata una “dolce morte”, anche se per precauzione hanno deciso di darle dei sedativi. La cosa più sconvolgente è come l’uomo possa permettersi di decidere della vita o della morte di una persona che non può esprimere la sua volontà. Secondo me il problema più grande, oltre all’uccisione di un’innocente, è come l’uomo di oggi si sia dimenticato che la vita e la morte non le decidiamo noi.
3. Giampaolo Barra, "La veridicità storica dei Vangeli" (commento a cura di Chiara Negrelli) “I Vangeli sono dei documenti storici?” Se lo sono, devono avere due caratteristiche: l’autenticità e l’integrità. Riguardo la prima, è stato provato che nel primo secolo dopo Cristo sono vissute comunità di Cristiani (delle quali abbiamo trovato ruderi, iscrizioni.) che, pur avendo idee diverse, affermavano che in quel periodo Matteo Marco Luca e Giovanni scrissero i Vangeli. Oltre a questa prova, ci sono due testimonianze che confermano il secolo secondo cui i Vangeli sono stati scritti (cioè il primo). Una del vescovo Papia (discepolo di Policarpo che era amico di Giovanni Battista) che afferma due caratteristiche fondamentali riguardanti Marco e Matteo: Marco era discepolo di Pietro (esistito durante la dinastia Giulio - Claudia ovvero nel primo secolo d.C.) e Matteo scrisse in ebraico (siccome nel 70 d.C. viene distrutto il tempio di Gerusalemme e da allora nessuno è più in grado di parlare in lingua ebraica, per forza Matteo ha scritto prima del 70 d.C.). L’altra del vescovo Ireneo che per combattere le eresie conferma: il nome dei quattro evangelisti, il fatto che abbiano scritto i Vangeli e il periodo storico in cui sono vissuti. La prova vera della loro autenticità però, è stata ottenuta nel 1947 quando un pastore che stava inseguendo una capra, ritrovò in una grotta a Qumran un frammento di papiro che un Gesuita inserì nel Vangelo di Marco scoprendo che faceva parte del capitolo sei. Possiamo affermare inoltre che i testi evangelici che leggiamo oggi sono identici a quelli scritti dagli evangelisti, poiché è stato provato che gli scritti dei Vangeli odierni sono uguali a quelli dei codici risalenti al quarto secolo d.C. Come facciamo ad essere sicuri che i Vangeli non sono una favola? Prima di rispondere a questa domanda bisogna chiarire i motivi per cui gli evangelisti hanno scritto i Vangeli: raccontare chi era e cosa ha fatto Gesù Cristo e convincere i lettori a convertirsi. Se avessero voluto raccontare una favola (siccome hanno scritto i Vangeli per gli ebrei) non avrebbero scritto cose che lasciano un po’ spiazzati. Innanzitutto tutti e quattro affermano che un uomo (Gesù) è Dio: se avessero voluto mentire, non avrebbero scritto qualcosa che per il popolo ebraico era considerata una bestemmia. Inoltre essi affermano che Cristo morì in croce (questo tipo di morte era riservato a coloro che commettevano i peggiori delitti), lo hanno fatto poiché sono stati testimoni oculari; altrimenti avrebbero detto che era morto in battaglia. Un’altra affermazione che lascia senza parole è quella che Gesù fa nell’ultima cena durante la consacrazione del calice, per gli ebrei infatti era vietato bere il sangue; quindi i quattro evangelisti affermano la verità. Forse ciò che più sconvolge il lettore dei Vangeli, è che Cristo sia risorto e che i primi testimoni oculari siano stati delle donne (che nella società romana valevano tanto quanto i pastori); da queste due affermazione è facile ricavare che Matteo, Luca, Marco e Giovanni hanno scritto ciò che hanno visto. Riguardo ai seguaci di Gesù sappiamo che di dodici, uno tradisce, uno rinnega e soltanto Giovanni Battista si reca sotto la croce. È ovvio che ciò che affermano lo hanno vissuto o gli è stato raccontato dai discepoli perché altrimenti avrebbero potuto dire delle bugie per convertire senza rischiare di morire per ciò che scrivevano. Possiamo quindi affermare che abbiamo prove storiche che i Vangeli sono documenti autentici.
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