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TESTO LETTERA

Mio caro Malacoda,

ho pensato a fondo sul problema della tua ultima lettera. Se, come son riuscito a dimostrare chiaramente, tutte le personalità sono per la loro stessa natura in lotta, e se, perciò, l'idea che il Nemico ha dell'Amore è una contraddizione in termini, a che cosa si riduce il mio reiterato avvertimento che Egli ama veramente i vermi umani e veramente desidera la loro libertà e la continuazione della loro esistenza? Io spero, mio caro ragazzo, che tu non avrai mostrato a nessuno le mie lettere. Non che la cosa abbia importanza, naturalmente. Ognuno s'accorgerebbe che l'apparenza d'eresia nella quale son caduto è puramente accidentale. A proposito, spero anche che tu abbia compreso che alcuni riferimenti non complimentosi all'indirizzo di Ciriatto Sannuto eran detti soltanto per scherzo. Io nutro veramente il più alto rispetto per lui. E, naturalmente, alcune cose che alludevano al fatto che non ti avrei difeso dalle autorità non le ho dette sul serio. Fidati di me, che mi preoccupo dei tuoi interessi. Ma tieni tutto ben chiuso sotto chiave. La verità vera è che son scivolato a dire, per pura distrazione, che il Nemico veramente ama gli esseri umani. Ma questo, si sa, è un'impossibilità. Egli è un essere, ed essi sono distinti da Lui. Il loro bene non può essere il Suo bene. Tutte le sue chiacchiere intorno all'Amore debbono essere una maschera di qualcos'altro. - Egli deve avere qualche VERO motivo per crearli e per disturbarsi tanto per loro. La ragione per la quale si giunge a parlare come se Egli possedesse veramente questo impossibile Amore sta nel nostro completo insuccesso nello scovare quel vero motivo. Quali sono le Sue possibilità di trar vantaggio da loro? Questo problema è insolubile. Non vedo nessun male nel dirti che proprio questo problema fu la causa principale della lite tra Nostro Padre e il Nemico. Quando per la prima volta si cominciò a parlare della creazione dell'uomo e quando, perfino in quella fase, il Nemico confessò liberamente di prevedere un certo episodio intorno ad una croce, Nostro Padre fece la cosa più naturale, domandò una intervista e chiese delle spiegazioni. Il Nemico non offrì spiegazione alcuna, e si limitò a produrre quella storiella incredibile intorno all'amore disinteressato che da allora ha fatto poi sempre circolare. Ciò Nostro Padre non lo poteva naturalrnente accettare. Implorò il Nemico di mettere le carte in tavola, gli diede ogni vantaggio. Ammise di sentire una vera preoccupazione di voler sapere il segreto; il Nemico rispose: Desidererei con tutto il cuore che fosse così. Fu a questo punto dell'intervista, immagino, che il disgusto di Nostro Padre per una tal mancanza, non provocata, di confidenza, lo spinse ad allontanarsi ad una distanza infinita da quella Presenza con una subitaneità che fece sorgere quella ridicola storiella del Nemico che egli venisse scacciato a forza dal Cielo. Da allora abbiamo cominciato a vedere perché il nostro Oppressore si circondava di tanti segreti. Il suo trono dipende dal segreto. Membri della sua fazione hanno ammesso frequentemente che se mai riuscissimo a comprendere ciò che Egli intende per Amore, la guerra sarebbe finita e noi rientreremmo nel Cielo. Il grande compito sta tutto qui! Noi sappiamo che Egli non può veramente amare; nessuno lo può; non ha senso. Se noi soltanto potessimo scoprire ciò che VERAMENTE è il suo scopo! Sono state tentate ipotesi sopra ipotesi, e ancora non ci è dato di scoprirlo. Ma non dobbiamo mai perdere la speranza. Teorie sempre più complicate, raccolte di dati sempre più complete, premi sempre più ricchi per i ricercatori che riescono a far progressi, punizioni sempre più terribili per coloro che non riescono - tutto ciò, perseguito e accelerato fino alla fine del tempo, non può, di certo, mancare di riuscire.

Ti lamenti che la mia ultima lettera non abbia chiarito se io considero "innamorarsi" come uno stato desiderabile o meno per un essere umano. Ma, insomma, Malacoda, una domanda del genere si deve attendere da LORO! Lascia discutere loro se "L'amore", o il patriottismo, o il rimaner celibe, o le candele sull'altare, o l'essere astemi, o l'istruzione, sono cose "buone" o "cattive". Non vedi che non v'è risposta? Nulla ha importanza, se non la tendenza di un certo stato della mente, che, in date circostanze, può muovere un particolare paziente in un momento particolare più vicino al Nemico o più vicino a noi. Così, sarebbe cosa ottima far decidere dal paziente se l'Amore è "buono" oppure è "cattivo". Se egli è arrogante, se il suo disprezzo per il corpo, basato in realtà sulla delicatezza, vien considerato da lui, erroneamente, purezza - se prova piacere nel mettere in ridicolo ciò che la maggior parte dei suoi simili approva allora fa' di tutto perché decida contro l'amore. Instilla in lui un arrogante ascetismo, e poi, quando avrai separato la sua sessualità da ogni cosa che potrebbe umanizzarla, fa' peso con essa sopra di lui, in qualche forma più brutale e cinica. Se invece è un tipo emotivo, credulone, rimpinzalo coi poeti secondari e coi romanzieri di quinto grado della vecchia scuola, finché gli avrai fatto credere che l'Amore è irresistibile e insieme in qualche modo intrinsecamente meritorio. Codesta credenza non è di grande aiuto, te lo concedo, nel produrre una mancanza di castità occasionale, ma è una ricetta incomparabile per adulteri prolungati, "nobili", romantici, tragici, i quali terminano, se tutto va bene, in assassini e suicidi. Se non si giunge a ciò, essa può venire adoperata per dirigere il paziente a fare un matrimonio utile. Poiché il matrimonio, quantunque invenzione del Nemico, ha le sue utilità. Vi devono essere diverse giovani donne nel quartiere del tuo paziente che gli renderebbero la vita cristiana difficilissima, se tu soltanto riuscissi a convincerlo a sposarne una. Mandami, ti prego, una relazione di ciò la prima volta che mi scriverai. Intanto abbi ben chiaro in testa che questo stato di "innamorarsi" non è, in se stesso, necessariamente favorevole né a noi né all'altra parte. E' soltanto un'occasione che tanto noi quanto il nostro Nemico tentiamo di sfruttare. Come la maggior parte delle altre cose intorno a cui gli uomini si eccitano, quali la salute e la malattia, la vecchiaia e la giovinezza, oppure la guerra e la pace, dal punto di vista della vita spirituale è soltanto materia prima.


Tuo affezionatissimo zio


Berlicche

 


 

RIFLESSIONE A CURA DI ELISABETTA COLLEONI

Perché Dio ha creato l'uomo?
Berlicche dice che la creazione non è stato un atto di amore semplicemente perché il Diavolo non lo può concepire! Nella lettera vediamo la smaniosa ricerca di quello che il demone chiama "segreto di Dio", la risposta al perché della nostra presenza sulla terra. Consiglia al nipote Malacoda di allontanare gli uomini da Nostro Signore spingendoli alla tentazione dell'eccesso (sessualità sfrenata o ascetismo assoluto), in modo che questi possano non tener conto della Fede e della ragione, elementi fondanti per il raggiungimento della verità di Dio. L'amore, secondo Berlicche, è un paradosso: un uomo non può che volere il proprio bene, non c'è spazio per l'altro.
L'innamoramento diventa perciò un qualcosa di destinato a finire perché si basa unicamente su ciò che rende felice me. Dura finché mi fa star bene! Quando l'ebrezza iniziale scompare, non resta più nulla. Questa concezione non lascia spazio a quella cristiana di amore, ma a quella di amore come interesse. Berlicche conclude dicendo che non c'è bisogno di dare un giudizio alle cose, non è necessario valutare. L'obiettivo del Diavolo dev'essere quello di saperle sfruttare per la perdizione dell'uomo.
Noi però sappiamo che c'è un amore grande che ci ha generato e noi siamo chiamati a vivere relazioni d'amore.

 
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