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TESTO LETTERA

 

Mio caro Malacoda,

talvolta mi chiedo se tu non creda di essere stato mandato nel mondo per tuo divertimento personale. Vengo a sapere, non dal tuo rapporto, disperatamente inadeguato, ma da quello della Polizia Infernale, che il comportamento del paziente durante la prima incursione aerea è stato il peggiore possibile. S'è spaventato terribilmente e crede di essere un vile e quindi non prova superbia; ma ha fatto tutto quanto il suo dovere richiedeva e forse un pochino di più. Di fronte a un disastro tale, tutto quanto tu puoi produrre sulla pagina del credito è uno scatto d'ira contro un cane che gli si è ficcato fra i piedi e l'ha fatto andare a gambe all'aria, una certa esagerazione nel fumare le sigarette e la dimenticanza di una preghiera. Che vale frignare sulle difficoltà che incontri? Se vai avanti con l'idea di "giustizia" del Nemico, e fai la proposta che le occasioni e le intenzioni dovrebbero essere messe nel conto, non son sicuro che una accusa di eresia non si possa fare contro di te. Ad ogni modo, t'accorgerai presto che la giustizia dell'Inferno è puramente realistica, e si occupa soltanto dei risultati. Portaci indietro del cibo, altrimenti il cibo sarai tu stesso.

L'unico brano costruttivo nella tua lettera è quello nel quale dici di attenderti ancora risultati soddisfacenti dalla fatica del tuo paziente. La fatica va bene. Ma non ti cadrà in mano. La fatica può produrre estrema gentilezza, e calma di mente, e perfino qualcosa che assomiglia ad una visione. Se ti sei imbattuto spesso in uomini che da essa sono stati trascinati nell'ira, nella malignità, nell'impazienza, sappi che ciò avveniva perché avevano avuto tentatori efficaci. Il paradosso è che una fatica moderata offre un suolo più fertile per l'irritabilità che non un completo esaurimento. Ciò dipende in parte da cause fisiche, ma in parte da qualcos'altro. Non è la fatica in quanto tale che produce l'ira, ma richieste inaspettate che si esigono da un uomo già stanco. Gli uomini passano presto da uno stato d'animo di aspettativa di una cosa al pensare di averne il diritto; il senso di disappunto può, con pochissima arte da parte tua, essere mutato in un senso d'ingiuria. E' dopo che gli uomini avranno ceduto all'irrimediabile, dopo che avranno disperato del sollievo, e dopo che avran cessato di pensare anche solo una mezz'oretta più in là, che incominciano i pericoli della stanchezza umile e gentile. Quindi, per produrre i migliori risultati dalla fatica del paziente devi nutrirlo di false speranze. Mettigli in mente motivi plausibili per credere che le incursioni aeree non si ripeteranno. Fagli sentir conforto nel pensiero che la prossima notte si godrà tutt'intero il suo letto. Esagera la stanchezza facendogli credere che passerà presto. Gli uomini di solito sentono che una tensione non si sarebbe potuta sopportare più a lungo nel momento stesso che termina, o quando pensano che stia cessando. In ciò, come nel problema della viltà, quel che si deve evitare è la dedizione totale. Qualunque cosa egli "dica", fa' in modo che la sua intima risoluzione non sia di sopportare qualunque cosa gli capiti, ma di sopportarla per un periodo di tempo ragionevole - e fa' in modo che il periodo ragionevoli sia più breve di quanto è probabile che la prova possa durare. Non è necessario che sia "molto" più breve. Negli attacchi contro la pazienza, la castità e la fortezza, il divertimento consiste nel far cedere l'uomo proprio quando (se soltanto lo avesse saputo) la liberazione era quasi in vista.

Non so se sia possibile che abbia ad incontrare la ragazza mentre è sotto lo sforzo. Se sì, adopera fino in fondo il fatto che fino a un certo punto la fatica fa parlare di più le donne e di meno gli uomini. Da ciò si può far sorgere molto risentimento segreto, perfino tra fidanzati. Probabilmente le scene delle quali è ora spettatore non offriranno materiale per un attacco "intellettuale" contro la sua fede - i tuoi insuccessi precedenti ti hanno reso incapace ad ottener questo. Ma v'è una specie di attacco contro le emozioni che può ancora tentarsi. Consiste nel fargli "sentire", quando vedrà per la prima volta brandelli d'uomo appiccicati al muro, che questo è ciò che il mondo è in realtà e che tutta la sua religione non è che fantasia. T'accorgerai che noi li abbiamo completamente annebbiati sul significato della parola "realtà". Si dicono fra di loro, di qualche grande esperienza: Tutto ciò che in "realtà" avvenne fu che tu hai ascoltato una musica in un palazzo illuminato; qui "realtà" significa i nudi fatti fisici, separati dagli altri elementi nell'esperienza che hanno provato di fatto. D'altra parte, diranno anche: Va tutto bene discutere quel tuffo dall'alto mentre stai qui seduto in poltrona, ma vacci tu là, e vedrai che cosa è in realtà: qui "realtà" viene adoperato nel significato opposto, e vuol dire non i fatti fisici (che essi già conoscono mentre stanno discutendo seduti sulla poltrona) ma l'effetto emozionale che quei fatti avranno sulla coscienza umana. Ambedue le applicazioni del termine potrebbero essere difese: ma è nostro compito far in modo che i due vadano insieme, sicché il valore emotivo della parola "realtà" possa essere messo una volta su una parte del conto, e un'altra volta sull'altra parte, come capita che ci convenga. La regola generale che abbiamo abbastanza ben radicata fra loro è che in tutte le esperienze che possono renderli più felici o migliori, soltanto i fatti fisici sono "reali", mentre gli elementi spirituali sono "soggettivi"; in tutte le esperienze che possono dar loro un senso di depressione, o corromperli, gli elementi spirituali sono la principale realtà e ignorarli significa essere di coloro che vogliono evadere. Così, nella nascita il sangue e il dolore sono "reali", mentre il godimento è un puro punto di vista soggettivo; nella morte il terrore e la bruttezza rivelano ciò che la morte "realmente significa". L'odiosità di una persona odiata e "reale" nell'odio si vedono gli uomini come sono, senza pericoli d'illusioni; ma l'amabilità di una persona amata è soltanto una nebbia soggettiva che nasconde un "reale" intimo nucleo di appetito sessuale e di associazione economica. La guerra e la povertà sono "realmente" orribili; la pace e l'abbondanza puri fatti fisici sui quali avviene che gli uomini abbiano certi sentimenti. Le creature si accusano continuamente fra di loro di voler mangiar la torta e di mantenerla intatta: ma grazie alle nostre fatiche si trovano più spesso nella spiacevole situazione si pagare per la torta e di non mangiarla. Il tuo paziente, trattato come si deve, non avrà difficoltà alcuna a considerare la sua emozione alla vista delle viscere umane come una rivelazione di Realtà, e la sua emozione alla vista di bambini felici o del bel tempo come puro sentimento.

 

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche

 


 

RIFLESSIONE A CURA DI COSTANZA ALBE'

Ecco che Berlicche mostra evidentemente il piano del demonio verso l’uomo: confondere, gettare fumo sugli occhi, distogliere dallo scopo e dal significato della vita. In questa lettera lo vediamo all’opera nel suggerire a Malacoda come “falsare” la realtà, il senso della fatica e quello della giustizia. La giustizia infernale è infatti molto concreta e si basa unicamente sui risultati: come è diverso il metro divino, che misteriosamente coniuga Amore e Giustizia perfetti e esalta anche chi vive nascosto e nel silenzio, apparentemente inutile nel conseguire “risultati” visibili e concreti.

La realtà stessa subisce poi l’attacco demoniaco. L’uomo deve essere reso incapace di valutare la realtà per quello che è, in modo oggettivo: sarà un grande risultato per Malacoda se convincerà il suo paziente che solo ciò che c’è di doloroso e malvagio nel mondo è oggettivo e concreto. La bellezza e la felicità che egli sperimenta sono invece solo emozioni soggettive e passeggere. Infine la fatica, strumento per avvicinarci a Dio quanto per allontanarcene, se distorto dal diavolo. Per questo Malacoda deve far credere al suo paziente che non riuscirà a sopportare oltre la fatiche e le sofferenze della guerra e che l’unica soluzione è cedere e perdere la speranza proprio nel momento in cui, se avesse perseverato, avrebbe “vinto” la prova: “ Il punto più nero del buio, si sa, è vicino all’alba poi giorno sarà.”


 

 


 

Last Updated ( Thursday, 21 May 2009 17:55 )
 
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